Arredamento ufficio: come è diventato quello che è oggi.

L'uomo è abituato a creare, trasformare e personalizzare il proprio habitat. E così l'arredamento ufficio, al pari di quello dei suoi spazi abitativi, ha avuto un'evoluzione nel corso dei secoli. In Italia come in tutto il mondo.

Se consideriamo la storia dell'arredamento ufficio, dalla metà del XX secolo, balzano agli occhi straordinarie trasformazioni che hanno cambiato il modo di vivere, produrre e pensare. Sì, perché la gestione degli spazi, e il design degli elementi di un ambiente ufficio, non sono sempre stati come li vediamo e viviamo oggi. O almeno, in parte è così, ma scopriamo come.

Facciamo un rapido excursus. Ricordate "L'appartamento" di Billy Wilder, del 1960? Il modello  di arredamento ufficio è quello indimenticabile rappresentato nel film: una serie di scrivanie in un open space ante litteram; la risposta progettuale di fronte alle crescenti necessità economiche, di predisporre gli spazi interni e di ottimizzarli al massimo, per adattarli alle nuove modalità delle relazioni di lavoro.

Nello stesso tempo, i progettisti tedeschi a Quickborner dimostrarono che l'ufficio aperto era in grado di funzionare in modo diverso. L'obiettivo era quello di rompere le strutture rigide, e in molti casi inefficaci, delle grandi organizzazioni burocratiche; di progettare l'organizzazione spaziale in linea con le esigenze del flusso di lavoro e di comunicazione interna.  Con conseguenze sostanziali: gli open space, dalla fine degli anni Sessanta, si diffusero rapidamente in Germania e nel Regno Unito, e poi in tutto il mondo, fino a diventare il modello principale a cui si ispirano oggi gli uffici contemporanei.

Il sistema di mobili per ufficio, da quasi perfettamente allineato, si adattò a questa nuova forma di organizzazione degli spazi. L'arredo modulare, che ha fatto giustizia a una vasta gamma di requisiti funzionali, e che ha anche permesso innumerevoli impostazioni spaziali, è stato il punto di riferimento fino al 1980.

Ed eccoci negli anni Ottanta, quando, parallelamente alle mutate esigenze di carattere economico, si affacciano i potenti sviluppi tecnologici che modificheranno per sempre la morfologia dell'ambiente ufficio.
Il vero protagonista d'ora in avanti è il computer; la diffusione informatica, e la sua introduzione nell'universo ufficio, rivoluziona gli spazi e la loro fruibilità. La presenza sempre più massiccia dei terminali pc crea autentiche stazioni di lavoro per assolvere a tutte le funzioni aziendali. Il mobile d'ufficio, da piano d'uso o contenitore, diventa protagonista della definizione di spazi funzionali e di ambienti economicamente produttivi. 

Da fine decennio in poi, l'attenzione si concentrerà tutta sul rendere l'informatizzazione presente, ma meno visibile, alleggerendo gli spazi. Le parole chiave sono: "La tecnologia c'è, ma non si vede"; si punta sulla leggerezza, sulla semplificazione del mobile per ufficio. Nello stesso tempo prevalgono soluzioni più confortevoli per il lavoratori e modulari, per consentirne la flessibilità e la personalizzazione.
Vengono proposti stili di vita nell'ufficio di sapore più domestico, coniugando qualità dell'ambiente di lavoro e alta tecnologia. Nella ricerca dei materiali e nelle scelte cromatiche c'è un'interpretazione meno rigida degli spazi lavorativi.

E siamo nel XXI secolo; dalla corsa al sistema operativo si torna al mobile singolo, all'aggregazione di elementi autonomi. Gli schermi a cristalli liquidi prendono il posto di quelli a tubo catodico, con conseguente riduzione e riconfigurazione degli spazi necessari al loro alloggio negli uffici.
La logica free standing domina la scena operativa, per rispondere alla velocità, al nomadismo e alla flessibilità nel mondo del lavoro.  E fa capolino l'attenzione all'ambiente, con l'utilizzo di materiali naturali ed ecocompatibili, processi di verniciatura e trattamenti delle superifici a basso impatto ambientale.

Quanto tempo è passato dal magma caotico di scrivanie dove lavorava Jack Lemmon nel mitico film anni '60 citato sopra?
Molto è cambiato da allora, come abbiamo visto. E sta ancora cambiando. Basta dare un'occhiata alle tendenze di oggi